Innovazione, tradizione e la qualità del Brunello: le tre linee guida di Casanuova delle Cerbaie

Sono tantissime le cantine in ascesa del mondo del Brunello e tra loro c’è Casanuova delle Cerbaie, realtà che si sta facendo sempre più apprezzare nell’ultimo decennio grazie alle intuizioni di un rinomato signore newyorkese, Roy Welland, grande intenditore di vini italiani e francesi con interessi in Borgogna e proprietario della tenuta dal 2008. “Welland è appassionato della Toscana e di Montalcino – racconta il suo braccio destro e amministratore dell’azienda Alessandro Brigidi – è presente in tutti i momenti importanti, dalla vendemmia al taglio del vino. Dal suo arrivo ha fatto notevoli investimenti e migliorie innovative per produrre un vino di alta qualità e di infinita eleganza: dal tavolo di cernita per le uve migliori alla resa bassissima, di circa 40 quintali ad ettaro”. Con 10 ettari di vigneto, tutti iscritti a Sangiovese (5,5 a Brunello, 1,5 a Rosso di Montalcino e 3 a Sant’Antimo), Casanuova delle Cerbaie potrebbe ricavare 70.000 bottiglie di Brunello ma ne produce la metà, “perché la nostra direzione è quella della qualità”, spiega Brigidi.

Idee, quelle di Roy Welland, che si sono rivelate azzeccate. Lo dimostrano i riconoscimenti internazionali degli ultimi anni da parte di grandi critici come James Suckling, che hanno fatto crescere fortemente l’appeal di un’azienda che ha saputo conciliare l’innovazione con la tradizione (ne è una prova l’utilizzo di soli botti grandi da 20-30 ettolitri), e che si sviluppa ai piedi del colle su cui si erge Montalcino fino ad arrivare alla pregiata collina di Montosoli, dove un ettaro di Brunello dà vita, negli anni migliori, al Brunello Riserva Vigna Montosoli. Oltre al Brunello annata troviamo anche il Rosso di Montalcino, un Igt Toscana, un rosato, la grappa e l’olio (la tenuta è arricchita da due ettari di oliveto e tre ettari di bosco e seminativo).

Da tre anni Casanuova delle Cerbaie sta puntando molto sulla “wine hospitality”, con tour e degustazioni per far conoscere ai clienti la realtà del Brunello e di Montalcino. Per quanto riguarda il mercato la quasi totalità, circa il 90%, è rivolta all’export. “I riferimenti sono gli Usa, il Canada, il Giappone e la Danimarca – spiega Brigidi – la situazione visto il Covid-19 non è proprio fantastica, ma fortunatamente il Brunello è un marchio forte e conosciuto. Ha superato altre difficoltà e non avrà nessun problema a superare anche questa”.